Quando ero più giovane ho fatto diversi digiuni. Nel mio periodo monacale il consumo calorico era estremamente basso: passavo dalla mia stanza alla sala di meditazione, alla mia stanza. Se evitavo la scappatina in mensa, non mi accorgevo neanche di avere la pancia vuota. Inoltre, digiunare mi aiutava a svegliarmi molto presto, verso le 3, ora in cui la mente è molto lucida e la meditazione avviene molto più facilmente. Infatti i monaci solitamente non mangiano dopo le 12.00, proprio perché questo aiuta a meditare meglio (la famosa connessione corpo-mente).

Nei monasteri spesso i digiuni sono praticati in gruppo, il che aiuta. Il ritiro di gruppo più duro che io abbia mai fatto fu un ritiro che implicava il digiuno, non solo di cibo, ma anche di acqua. Il ritiro del Nyu.ne è una pratica di purificazione del Krya Tantra, connessa al Buddha della Compassione.  A digiuno totale si praticano prostrazioni lunghe per tutta la giornata. Le visualizzazioni fatte durante le prostrazioni sono molto belle, connesse all’idea di purificazione e di motivazione altruistica. E’ un ritiro molto potente, ma sicuramente non semplice, né per il corpo né per la mente.


Da laica ho fatto alcuni digiuni durante dei ritiri di yoga. Anche qui c’è l’energia del gruppo e un movimento meditativo che riempie laddove si potrebbe sentire la mancanza del cibo.

Non avevo, quindi, mai fatto un digiuno di 4 giorni continuando a vivere la mia vita normale, lavorando, arrampicandomi sulle amache, cucinando per mia figlia, correndo dietro agli autobus. Diciamo che non è la stessa cosa, no…. E’ molto più difficile.

Motivazione. Azione. Dedica.

Ogni azione è generata da una motivazione, un intento con cui viene compiuta. Il motivo per cui Lucano è così sostenuto, ad esempio, è la motivazione altruistica alla base delle azioni che ha compiuto. Il che fa un bel pò di differenza, è evidente.

Nello yoga, la pratica parte generando una motivazione, per esempio: faccio questa pratica per mantenere il mio corpo sano (motivazione diretta al beneficio personale). Oppure: faccio questa pratica per mantenere il mio corpo sano in modo da vivere più a lungo per poter essere di beneficio a tutti gli esseri (motivazione che abbraccia anche  il beneficio altrui).
Le due motivazioni hanno una potenza intrinseca diversa.

Una volta settata la motivazione, ci apprestiamo a compiere la pratica, sia questa una sequenza di asana che una meditazione seduta o camminata. La mente che ci motiva si espanderà nel nostro corpo e gli infonderà il suo potere.

La pratica si conclude con la dedica, la generazione di una mente che desidera donare l’energia generata con l’azione a ciò che ha formato la nostra motivazione iniziale, per esempio: dedico questa energia affinché il mio corpo si mantenga in salute. Oppure: dedico questa energia affinché, col mio corpo, parola e mente, io possa sempre essere in grado di aiutare gli altri.

In questo modo la pratica di una sessione di yoga è completa e produce i suoi effetti, gli effetti che noi le abbiamo impresso mentalmente.

Ed ecco come il digiuno diventa pratica dello yoga:
– ho settato la mia motivazione, mi appresto a fare questa pratica di digiuno per mandare energia positiva a Mimmo Lucano
pratico il digiuno tenendo questa motivazione dentro, in modo che mi faccia sentire meno fame e mi aiuti a portare avanti l’azione.
– concludo il digiuno dedicando l’energia creata con questa pratica, affinché Mimmo Lucano ottenga la giustizia che si merita e riesca a sopportare questo momento di difficoltà.

Lo sentirà? Gli arriverà un pò di questa energia? Non lo so, ma agire in questo modo fa stare bene in primis me, facendomi sentire un pò meno inutile e donandomi il piacere della pratica. E poi spero che la mia energia vada a sostenere l’energia  del sindaco di Riace e di tutti quelli che, in questi giorni, si stanno battendo per lui.

E’ il mio modo di praticare yoga.