Io non ho mai pensato che meditare fosse facile. Dalla prima volta che ho provato ho capito l’impegno che ci sarebbe voluto.

Da piccoli visualizziamo costantemente, le favole, i sogni, le fantasie…tutte immagini che si creano nella nostra mente e che ci divertiamo a nutrire, a colorare, a seguire ed inventare.

Si cresce e questa meravigliosa arte viene perduta non si sa perché, non si sa come. O almeno non lo so io.

Poi si incontra un lama tibetano che ti chiede di tornare a visualizzare. Ma non cose semplici, no…. Decine di esseri intorno a te, magari malati, con sfortune varie, insomma…comunque sofferenti

E tu  ti ricordi di quando vedevi animali nelle nuvole e non riuscivi neanche a riprodurne la forma ad occhi chiusi….

E il tibetano prosegue: “la sofferenza nasce dall’egoismo, dall’eccessiva preoccupazione per noi stessi e dallo scarso interesse verso gli altri”.

E mi viene in mente che, quando accaddero i fatti di Genova, la Diaz e tutto quell’orribile casino che successe, io vivevo in India, ma stavo tornando in Italia per qualche settimana. Lessi dei fatti mentre ero sul treno Roma-Bologna. E cominciai a piangere. Mio zio mi chiese perché. Io gli mostrai le pagine di giornale: “non riesco ad essere veramente felice se c’è qualcuno che soffre”.

E il vecchio signore tibetano continua: “visualizza una palla nera all’altezza del cuore. Senti intensamente che questa sfera scura è il tuo egoismo, l’ignoranza che non ci fa percepire l’interdipendenza gli uni dagli altri. E’ questa la causa della nostra sofferenza.

Ora visualizza di fronte a te persone che soffrono, partendo da quelle che conosci e poi pensando che ce ne sono moltissime altre. Anche loro hanno una sfera nera al centro del cuore, il loro egoismo, la loro difficoltà a lasciare andare se stessi, la loro causa di sofferenza.

Ora pensa di prendere la loro sofferenza su di te, liberandoli. Visualizza che la sfera nera al centro del loro cuore si scioglie in fumo che esce dalla loro narice destra ed entra nella tua narice sinistra, scende verso la sfera nera al tuo cuore e la distrugge, come un martello, come un lampo, come la luce che si accende in una stanza buia. E il tuo corpo si riempie di luce, una luce che ha l’essenza dell’amore, il desiderio che gli altri siano felici; della compassione, il desiderio che gli altri siano liberi dalla sofferenza e dalle cause della sofferenza”.

C’è qualcosa di più bello di questo? Per me no.

“Ora visualizza che questa luce esce dalla tua narice destra ed entra nella narice sinistra di tutti gli esseri davanti a te pervadendoli completamente, spazzando via le loro sofferenze, malattie, inquietudini e lasciandoli completamente sereni, felici, sani”.

Ecco, così me l’hanno spiegata e così l’ho fatta per decenni. E la cosa più difficile di tutti è superare il pensiero iniziale: “col cavolo che mi prendo le loro sofferenze su di me, ne ho già abbastanza delle mie”.

E ti rassicuri “è solo un esercizio, non succede davvero”. Ma poi senti che è proprio trapassando la paura per te stesso che inizi a sentire piacere. E ti stupisci. Ti stupisce il fatto che la generosità ti faccia sentire felice.

Il Tong-Len è tosto. Mica è semplice anche solo pensare di dare la propria gioia in cambio della sofferenza dell’altro.

Ma, come dice mi madre: “l’amore non è una fetta di torta, che se mangi tu un pezzo non lo mangio io. L’amore è una cosa strana, che più ne dai e più ne hai”.

Questo faremo domani, durante la nostra #meditazioneperlucano. Provare a scambiare noi stessi con gli altri, meticciandoci di gioia.