Ultimamente ho notato esserci una notevole propensione alla predica, al “so io come si fa e ti dico come farlo. Me la prendo poi anche un pò se non fai quello che dico”.
Le persone che si occupano di “benessere” sono estremamente dedite a questa pratica, gli insegnanti di yoga in particolare.
I maestri tibetani mi sono piaciuti fin da subito perché sono l’esatto contrario.
Per farti dare un consiglio glielo devi chiedere almeno 3 volte. Tendono proprio a farsi i fatti loro.
Gli insegnamenti vengono richiesti più volte; se un laico vuole prendere i voti si vedrà rimandare a casa con un “riparliamone più avanti…”; avere una risposta su un problema richiede che il problema sia reale.
Insomma…sono montanari con un grande senso pratico e un enorme rispetto verso la serietà. Il contrario dell’occidentale medio.
E credo sia per questo, oltre che per la filosofia di cui parlano (su insistente richiesta;).
Non amo le prediche.
Trovo irritante chi ci dice cosa fare e come, specialmente quando si tratta del nostro mondo interiore. Trovo che la nostra sfera spirituale abbia il sacrosanto diritto di svilupparsi come meglio crede e che qualcuno che ha imparato tecniche che possono aiutare a comprendere meglio come districarsi nel misterioso mondo della mente debba semplicemente mettere a disposizione ciò che crede, che ha studiato su testi seri con insegnanti seri che seriamente si applicano in ciò di cui parlano e che ha a sua volta sperimentato a sufficienza su se stess* per sapere che non sono solo parole e non funzionano solo per chi proviene da una determinata parte del mondo.
Ho deciso però di condividere un lungo pensiero di Barry Kerzin perché è una summa di pensiero occidentale e pensiero orientale, summa non sempre facile da fare senza cadere in incomprensioni culturali più che comprensibili. E perché credo che sia un qualcosa di cui si parla poco, ma ci nuoce molto e che quindi potrebbe essere utile prendere in considerazione.
E, ad una settimana dall’inizio di questo nuovo anno, questo è quello che auspico per me stessa. E anche per tutti voi.
“Cominciamo l’anno nuovo con la nostra lavagna interiore pulita. Il perdono è il primo della lista su cui concentrare questa nostra pulizia interiore. Lasciamo andare i dolori e tutto ciò che ci è rimasto attaccato addosso. Tutto ciò che ci sembra immobilizzato, lasciamolo coscientemente andare. Non preoccupiamoci di chi ha ragione e di chi ha torto, lasciamo semplicemente andare. Alleggeriamo il bagaglio. Sentiamoci liberi. Sentiamoci felici. Sentiamo l’energia con cui iniziare il nuovo anno.
Vicino al perdono per gli altri c’è il perdono per noi stess*. L’odio verso se stessi è un problema crescente, nel mondo.
E’ connesso con il sempre maggiore interesse per se stessi. Io, io, io. Facciamo così tanti selfie e ci critichiamo ferocemente per come siamo, come appariamo. Lo standard è settato così in alto che non lo raggiungiamo mai.
Stiamo diventando sempre più familiari con l’abitudine a denigrarci. Questo focus ossessivo e aggressivo su noi stessi non è positivo e si espande al denigrare gli altri, spesso fino a bullizzarli.
Non è un buon modo per incominciare l’anno. Lasciamo andare i sentimenti di rabbia e ossessione verso noi stessi. Regaliamoci una pausa. Pensiamo un pò agli altri, specialmente a chi si detesta e a chi è troppo duro con se stesso.
Mandiamo loro un pò di amore, un pò di sentimento di amicizia e di accettazione; un pò di pace e serenità”.
“Il disarmo interiore è il miglior modo per incominciare questo 2019!”