Ieri c’è stata la presentazione del progetto Yoga Speciale insieme alle pedagogiste del Comune di Bologna, alle educatrici del Centro “Tempo dei Giochi”, dove si svolgeranno gli incontri con le famiglie, e alla presidente dell’Associazione Culturale “Colibrì” dove si terrà la formazione degli insegnanti di sostegno.

Il progetto si articola infatti nei due percorsi, formazione e incontri con le famiglie.

Molte insegnanti di yoga mi hanno contattato, dopo l’articolo su Repubblica. Credo che sia chiaro che questo tipo di lavoro si fa per amore e non per aggiungere un corso alla propria attività. Questo è un percorso di dedizione e che richiede un lavoro su di sé molto superiore a quello richiesto ad un istruttore yoga adulti che godono di ottima salute. Non è possibile farlo solo per la parte fisica. Non è conveniente farlo solo per la parte spirituale. Richiede un impegno e una conoscenza che va molto oltre a quelli richieste dalle normali classi.

Quello che ti torna indietro è annichilente. Come quando vieni travolta dal primo amore a 17 anni. Come quando vedi il cielo terso di notte a 3000 metri. Come quando stai partorendo e sai che non puoi tornare indietro, che sei tu e la natura, che non l’hai mai sentito prima e che fà tutta la differenza.

Quello che torna indietro è quell’amore che muove il cielo e le altre stelle. Quell’amore che a nessuno risparmia, se amato, di riamare. Quell’amore che a volte non sappiamo affrontare, ma che, quando accolto, ci fa tremare di gioia e di tristezza perché capiamo che tutta la nostra vita dovrebbe essere così, ma non lo è.

E c’è chi è sincero e mi commuove con proposte tipo:

“….ho un corso molto contenuto, 6 persone che mi seguono da una vita. Nel 2014 sono diventata mamma ed il mio tempo, già risicato, si è dimezzato, quindi anche la mia disponibilità di fare pubblicità o di ampliare i corsi è azzerata, ma per una causa come la sua potrei devolvere gli incassi del mio corso o di iniziative parallele (bagno di gong o similari) . Ne sarei molto orgogliosa”.

Chiaramente declino le offerte troppo generose, anche se non dovrei. Non dovrei perché ho dei voti che mi chiederebbero di accettare gli atti di generosità, quando fatti nel Dharma. E cos’è più Dharma di una mente così generosa e buona. Questa offerta mi parla di una yogini. Mi parla di una persona che pratica le 6 Paramita, che pratica Yama e Niyama. Che anche se non praticasse Asana potrebbe tranquillamente procedere spedita sul cammino del Sadhaka.

Detto in italiano, una persona che pratica il buon cuore, dotata di una mente discriminante, capace di fare sacrifici per il bene degli altri. Una yogini.

Ora serve un posto. Un posto per ritrovarsi. Un posto per creare una comunità. Un posto per amarsi in armonia, in pace.

Un posto per la formazione, per la condivisione, per la conoscenza, per acquisire abilità ulteriori, per percepire l’amore, il cuore nostro e degli altri. Un posto dove sentirsi.

Prego che questo posto arrivi. E con il posto, l’impegno di chi lo fa per amore.