4 anni fa sono andata a fare il corso di formazione per diventare insegnante di Yoga in Volo.
Mi piaceval’idea di usare uno strumento che non fosse proprio un prop.
Non ho mai amato i prop, a meno che non siano grandi. Non so, amo i bolsters, ma mi infastidiscono i mattoncini. Amo il feet up, ma non soppotro la cassetta da yoga, tantomeno la seggiola. Allora ho detto: siccome non sopporto le corde, l’amaca mi piacerà da pazzi!
Così è stato, amore a prima vista.Vado in una palestra di Cavezzo, da due donne che dir bellissime è riduttivo.

Elisa e Guenda sono uno schianto!
Belle in&out, simpatiche , intelligenti, brave e corrette.
Insomma, non potevo chiedere di meglio, da due formatrici
Ci piazzano sull’amaca, sopra, sotto, di sbieco, strizzate, col sangue alla testa, con le caviglie insalamate, insomma, giornatine impegnative.Un pomeriggio intero a testa in giù deve avermi reso più intelligente perchè ho pensato, mentre gli occhi mi pulsavano fuori dalle orbite, che, appena tornata a casa, avrei bombardato le palestre di sta cosa, nessuna avrebbe resistito!E invece hanno resistito in tante, pensa un pò le stranezze…Ma una invece no, ha subito capito che avere tante amache svolazzanti non poteva che essere bellissimo.E abbiamo montato le nostre bellissime amache bianche in una bellissima sala, spaziosa e lunìminosa.E dall’anno scorso le bellissime sale luminose e spaziose sono diventate due e fra poco diventeranno tre.Io vengo dalla meditazione tibetana, da mesi in cui non ti muovi da seduta a terra, sul tuo cuscino di meditazione.

E vengo dall’hatha yoga classico, con le sue 3 ore di lezione dove Chaturanga la tieni per 3 minutinonunodimeno, occhi fissi, sguardo centrale, perineo ben presente.Però vengo anche dal New York Style Vinyasa, 90 minuti di power flow con gli Stones a palla.

Diciamo che sono una meticcia dello yoga, fearless experimentation.E insegno, non riesco a farne a meno. Nonostante i problemi, nonostante il conto in banca, nonostante i traslochi e il ricominciare sempre, che non aiuta certo al mantenimento della clientela. Insegno e basta.

E ogni tanto mi chiedono come colloco il mio stile di Aereal yoga nello yoga tradizionale, in quell’hatha che penso intimamente sia il più utile di tutti per raggiungere lo stato di Samadhi, non a caso è quello il tradizionale, no?E capisco molto bene la domanda. L’hatha yoga porta al Pratyahara, al ritiro della percezione sensoriale nel canale centrale. All’assorbimento della mente nella voce del silenzio.E quindi la mia risposta è…non lo colloco.

Non come lo pratico io, almeno.E’ inutile negarlo, la mia pratica di Aereal Yoga, Yoga in volo, Flying in the sky Yoga o come preferite chiamarlo, è poco meditativa. E’ molto di potenziamento e acrobatica, un pò di stretching e, perbacco, metto perfino la musica! Io che, negli altri stili di yoga, sono per il silenzio assoluto, A meno che non stia insegnando in una palestra e debba coprire la musica dell’altra sala o il chiacchiericcio degli altri utenti.Per me lo yoga è respiro e propriocezione, il primo piazzamento ravvicinato della consapevolezza.

Ma l’Aereal Yoga mi ha preso così, nella mia vena repressa di acrobata mancata. E quindi cerco figure divertenti, a volte al limite delle mie capacità, ma non di quelle delle mie allieve, che sono spesso più brave di me.?? Preparo sequenze con la musica dove esprimiamo anche la nostra vena danzereccia, why not? Il volo è arte, il volo è fantasia, il volo è divertimento, il volo è fatica, il volo è l’abbraccio dell’amaca, la sicurezza che ti dà quando ti accoglie, nel Savasana finale, così come alla fine di un abbandono dall’alto.Il volo è la gioia di vivere.

Forse non è meditativo, il mio modo di vivere l’amaca, ma è sicuramente gioioso.