Nel 1995 mi fidanzo con tal Franco e decidiamo di andare a vivere insieme. A quel tempo trovare lavoro (se volevi) era facile. Infatti avevo passato un paio d’anni avanti e indietro dall’India arrivando in Italia, baby-sitterando o camerierando per qualche mese, per poi ripartire. Bisogna dire che guadagnavo di più nel 1993 come baby-sitter che nel 2015 come responsabile formazione. I misteri del costo della vita.

Franco non amava troppo lavorare, lui leggeva. La Repubblica. Tutto il giorno. Sul lettone. Amore……

Insieme abbiamo vissuto in 2 case. La prima era un monolocale in Via del Pratello. Un sottotetto senza abitabilità. Vorrei anche vedere….la cucina non c’era, c’era un lavandino. Il bagno c’era, ma senza doccia. E senza lavandino. Praticamente un water e l’acqua ce la portavamo dal lavandino della “cucina”.

Fra noi e l’appartamento di fianco c’era una crepa così grande che gli operai che lavoravano di là, la mattina, ci svegliavano passandoci il caffè.

I bonghi suonavano tutta la notte sotto la nostra finestra…sai com’è….#belloilpratello….

Dopo un anno ci siamo traferiti in Via dei Coltelli. Altro monolocale. Almeno bagno e cucina erano tutti interi. Ma mancava la porta d’ingresso. O meglio, al suo posto c’era una porta per interno chiusa con un lucchetto da bici. Era più piccola della cornice e la padrona di casa ci aveva messo davanti una trapunta “per fermare gli spifferi”….Ma li mortacci…..

Deliziata ci decantò la storia del glorioso appartamento: “l’ho usato tanti anni come laboratorio per fare i miei fiori di cartapesta. E guardate che bel giardino avete, aprendo la finestra (l’unica)! Sotto quell’albero ci dormii Napoleone quando venne in visita a Bologna! Bello, eh? Ecco….non ci potete andare, non è mio, non appendeteci neanche lo stendino per asciugare i panni che vi denunciano”.

Un anno lì, con Franco perennemente seduto sul letto a leggere Repubblica. Faccio notare che Repubblica occupava tutte le poche seggiole della casa, era vietato buttarne una copia! Doveva leggere TUTTO, anche i necrologi, e non si sa mai che ne dimenticasse uno, doveva ricontrollare!

QUINDI….partii di nuovo. McLeod Ganj, Dharamsala, Himachal Pradesh, India. Ritiro di Vajrasattva. 3 mesi. Altro monastero, altra foresta Himalayana. Altra stanza.

A Mcleod Ganj, il paese che il governo indiano ha dato ai tibetani in esilio, sopra Dharamsala, andai poi ad abitare quando feci la scuola per interpreti di tibetano. Ho cambiato parecchie case, lì….

Ve le racconto nel prossimo post…