E poi venne la decisione: al diavolo La Repubblica, l’albero di Napoleone e le trapunte blindate! Vado a Dharamsala a fare il ritiro di Vajrasattva!

A quel punto avevo 25 anni, bazzicavo nei centri di Dharma già da 6 anni, mi avevano persino chiesto di guidare alcune meditazioni per i praticanti più temerari…

Ho sempre avuto la splendida abitudine di prendere le decisioni da sola e di comunicarle così, semplicemente perchè le avevo prese. Per cui il lettore compulsivo di trafiletti di Repubblica non poté far altro che abbozzare un “mi mancherai”…

Prenotai viaggio e ritiro al Tushita Retreat Centre, in mezzo alla foresta sul cucuzzolo di una montagna sopra Mcleod Ganj, Dharamsala, Himachal Pradesh, India.

Arrivai dopo due aerei intercontinentali, un taxi indiano, una notte a Majnucatilla, the tibetan colony, mi raccomando!!! Delhi infatti ha due Majnucatille; se sbagli ti mollano davanti a un tempio indù, nel mezzo della notte, di fronte a una fila di camion indiani davanti ai quali i caminiosti stanno chiacchierando ubriachi in attesa che una giovane turista bianca venga per sbaglio scaricata dal tuc tuc sbadato di turno proprio fra le loro braccia… The tibetan colony, PLEAAAASE!!!

Dicevo, dopo 12 ore di autobus con i sedili di metallo (no, amiche frickettone, allora non c’erano l’A/C e Netflix sugli autobus indiani), un mal di testa da urlo (non di gioia), un altro tuc tuc che ti porta per le stradine verso il centro di ritiri e un pezzo di strada a piedi fra gli amici babbuini che ti terranno compagnia ogni giorno, da lì in poi.

Alcuni umani ti accolgono con le chiavi della tua stanza per i prossimi 3 mesi. Un letto. 4 muri. Soffitto e pavimento. Punto.

Bhe….è un ritiro spirituale, che ti aspetti….?

Siamo in 11, da tutte le parti del mondo. I maestri consigliano di fare i primi ritiri in gruppo perchè è più facile stare sul pezzo (testuali sante parole…). Dopo i primi 7 giorni di conoscenza chiacchiericcia, ci dicono che si osserverà il silenzio per i prossimi 2 mesi e 3 settimane. Ottimo…. Per noi italiani è una sciocchezza. Per noi italiane, giovani, col fidanzato lontano e tanta voglia di scambiare la qualunque, poi, sarà un gioco da ragazzi!

Infatti impezzo tutte le mattonelle del bagno che incontro nonostante i tedeschi, ligi al mandato, mi guardino malissimo.

Per fortuna c’è un altro italiano e ogni tanto parliamo nel sonno.

Bhe, questo racconto non è sul ritiro, è sulla mia casettapertremesi. Ed effettivamente non ho molto da dire su un 3 metri per 2 scarsi, soffitto basso, una mensola a muro e un letto dotato di bad bugs e di materasso umido.

Sì, i ritiri preferiscono farli durante la stagione dei monsoni che ci si distrae meno…E bhe…la praticità tibetana…

Ma in quelle 4 mura sono successe moltissime cose. In quelle 4 mura e nel gompa (la sala di meditazione) dove passavamo circa 10 ore al giorno a meditare. E nella stanza della tedesca che mi ospitò quando svenni. E sopratutto nella stanza di chi seppe cosa fare, l’unico che sapeva cosa mi stesse succedendo quando mi ripresi dallo svenimento e trovai 20 monaci del collegio tantrico a pregare per la mia vita.

Certi esseri non li incontri ovunque. Certi esseri non camminano normalmente. Sono solo molto bravi a mimetizzarsi.

Quello è stato un ritiro per me estremamente intenso, probabilmente il più intenso della mia vita.

L’ha cambiata per sempre.

P.S. la mia stanza è la terza da destra a sinistra, piano terra, ingresso pozzanghere.