Dopo aver finito il primo ciclo biennale del Master Program in Buddhiest Studies mi accingevo ad affrontare il testo che più mi interessava, Madhyamakāvatāra. Tutto su sunyata, la vacuità minuto per minuto. Era il concetto filosofico che mi aveva portata al buddhismo, ciò a cui più anelavo, l’unico mio vero interesse (dopo Bon Jovi, s’intende).

Ma il mio maestro aveva deciso di scombinare le carte. Mi fece chiamare e mi disse che fare l’interprete di tibetano era la mia missione di vita, che sarei stata una fantastica interprete e che dovevo quindi accettare la borsa di studio che aveva chiesto ai centri di Dharma di darmi.

Io gli feci notare che avrei preferito rimanere, anche perchè i direttori dei centri di Dharma tutto mi stavano fuorchè simpatici e dipendere da loro mi avrebbe sicuramente creato problemi di stomaco.

Lui insistette e disse che, per assicurarmi di riuscire a reggere gli anni in India (e la relazione coi direttori dei centri di Dharma, ndr) avrei dovuto chiudermi in ritiro per almeno un mese. Niente di meglio per me che stare nella mia microcasetta che mi avevano assegnato nel monastero femminile (nel frattempo avevo preso il primo set di voti monacali) a meditare.

Inizio il ritiro di Mahakala che mi stava molto simpatico, lui e le sue 4 dakini. Mi procuravano sogni mirabolanti e risvegli commossi.

Uscita dal ritiro parto, con una borsa di studio di 200 euro al mese, per quel di Mcleod Ganj, Dharamsala, alla volta del Lotsawa Rinchen Zampo Translator Program, la scuola per interpreti e traduttori di tibetano.

Dopo qualche giorno fra treni, aerei e bus, approdo nel paesino che già mi aveva ospitato diverse volte. A questo giro però, il planning prevedeva una permanenza lunga. Bisognava trovare casa!

Chiedo un pò in giro (non c’era airb&b) e vengo indirizzata verso un piccolo cortile molto vicino al monastero di Sua Santità il Dalai Lama. Bel rione, penso io. Una simpatica tibetana mi accoglie e inizia a leggermi passi della Bibbia. Ecco….qua sono sufficientemente strani per fermarmi, penso io.

Messo da parte il sacro libro, mi mostra le camere e mi fa scegliere quella che preferisco. Essendo tutte assolutamente uguali (una stanza e un bagno punto) scelgo quella più vicina all’uscita, nel caso esagerasse coi versetti.

Problemino: manca l’acqua calda. Che sull’Himalaya non è proprio secondaria….

Ci accordiamo che, con un congruo pagamento in anticipo, mi farà mettere sù un sacro boiler.

Così fù, fra lei che mi leggeva i pensieri dell’apostolo Matteo e di tal San Francesco d’Assisi e io che le decantavo le poesie di Nagarjuna e del quinto Dalai Lama. Scambi interculturali alla rovescia….

Arriva il gran giorno, quello in cui l’acqua calda scorre e io mi sento a casa. Le piccole-grandi cose che fan la differenza…

Mi sistemo a leggere sulla poltroncina con le spalle alla finestra, vicino ai vetri aperti in modo da sentire l’arietta di montagna.

Leggo. Leggo. Leggo. E mi ritrovo una mano senza dita, ma piena di croste, vicino al naso.

Salto giù dalla sedia e mi guardo dietro. Una figura velata da cui fuoriesce una mano che le copre il viso e un’altra che si protende verso di me, mi guarda, controluce.

Improvvisamente capisco cos’erano tutte quelle tende rotte che avevo notato all’alba, mentre tornavo dalla circumambulazione del monastero: lebbrosi. E’ giugno! Il mese sacro per i buddhisti che festeggiano l’illuminazione di Shakyamuni. Il mese in cui si dice che ogni azione moltipichi i suoi risultati karmici per 100.000. Il mese ideale per fare l’elemosina.

Per il periodo del Sakadawa, l’illuminazione, paranirvana e nascita del Buddha storico, il paese simbolo del buddhismo tibetano, dove vive il leader di tutti i buddhisti di tradizione tibetana, diventa un grande campeggio per i lebbrosi di tutta l’India.

Stormi di turisti-buddhisti diventano improvvisamente molto più generosi, essendo convinti di farlo sopratutto per se stessi. La cosa mi ha sempre un pò rattristata, ma meglio una generosità interessata che una stronzisia gratuita.

Allungo 10 rupie all’apparizione in sari che mi saluta gentilmente.

OM AH HUM